nov 22

Statuto dell’autonomia e federalismo in Sicilia

Abbiamo ritenuto opportuno esordire come Associazione con una riflessione sul Federalismo perché, nonostante esso avanzi, anche se lentamente ed ancora in modo generico, pensiamo che vi sia una pericolosa sottovalutazione nel Meridione dell’impatto che esso avrà sulle condizioni di vita delle famiglie, sull’economia, sulle istituzioni. Nella versione “illuminata” l’obiettivo del Federalismo dovrebbe essere la creazione di un nuovo patto sociale e democratico, di un nuovo modello istituzionale. La Lega, invece, pone l’accento quasi esclusivamente sull’aspetto fiscale e lo interpreta come una sorta di resa dei conti nei confronti di un Meridione “parassitario, clientelare, assistito, sprecone”. Il rischio è che i forti diventino più forti, perché virtuosi ed i deboli siano abbandonati al loro destino. Di fronte a questa offensiva la sensazione che si ha è che il Meridione giochi in difesa forse confidando – erroneamente – nelle garanzie che personaggi, anche autorevoli, danno, ma che sono fondate sul nulla. Ciò fa dire che vi saranno più risorse per tutti, come una moltiplicazione dei pani e dei pesci, peraltro a costo zero. In realtà tra maggiori costi per nuove competenze e nuove entrate indefinite, la Sicilia avrebbe un saldo negativo di circa 5 miliardi di euro. Di fronte ad un panorama siffatto non serve a molto invocare, come fa il Presidente della Regione, i guasti provocati dall’Unità d’Italia, ma bisogna invece operare rapidamente per acquisire una credibilità che consenta alla Sicilia di scrollarsi di dosso tutti i primati negativi di cui gode. Ci riferiamo al maggior tasso di povertà nel Paese, al maggior debito, al minore tasso di tecnologia e quindi di innovazione, alla percentuale risibile di raccolta differenziata dei rifiuti. Sarebbe un errore esiziale se, confidando sul fatto che è previsto un termine di 10 anni entro il quale si dovranno adeguare i costi storici a quelli standard, il Presidente della Regione non cominciasse a dare segnali, ad esempio nella direzione del dimagrimento dello smisurato apparato burocratico della Sicilia che non ha eguali in nessun’altra Regione d’Italia e che non si può certo giustificare con la specialità dello Statuto Siciliano. Insomma, lo voglia o no, Lombardo è obbligato a diventare un riformatore. Queste sono, parzialmente, le motivazioni che ci hanno fatto scegliere la trattazione di questo tema che – siamo certi – riceverà un contributo illuminante dagli autorevoli e competenti relatori che abbiamo invitato e che ringraziamo sentitamente.

 

Relatori:
Salvo Andò
(Rettore Università Kore di Enna)
Giuseppe Giarrizzo
(Accademico dei Lincei)
Calogero Guccio
(Docente di Scienza delle Finanze)

Intervengono:
Titti Bufardeci
Fabio Granata
Bruno Marziano
Roberto Visentin

Presiede:
Carmelo Saraceno

Rassegna stampa